NADA YOGA

A CURA DI

ENZO DE RUVO

 

CONCETTI DI BASE :

 
 
Il concetto orientale di NADA YOGA si potrebbe tradurre riduttivamente con due parole : “DISCIPLINA MUSICOTERAPEUTICA”.
Non si utilizza volutamente la parola “tecnica” in quanto il termine “disciplina” ha valenza multifattoriale.
Mettersi in silenzio, ascoltare dentro noi stessi, quello che in profondità vibra con la frequenza della vita ed in armonia con la vita stessa: questo è Nada Yoga.
Etimologicamente “NA” , che deriva dal Sanscrito, si riferisce al Prana (l’energia vitale) ed è l’energia che in gran parte noi prendiamo dal respiro e la sillaba “DA” fa riferimento ad Agni (Dio del fuoco) che rappresenta il calore che sostiene la vita. Uno dei più autorevoli maestri di Nada Yoga di nome Sri Vemu Mukunda dice : “ Quando Prana e calore si uniscono, si produce il suono. Infatti quando vogliamo tradurre un pensiero in parole, si alza leggermente la temperatura corporea.”
Per il termine Yoga si può ritenere sufficiente la succinta traduzione che lo definisce “riunire, aggiogare, imbrigliare”.
Quindi aggiogare corpo e mente per arrivare alla parte più profonda di noi stessi, quella parte spirituale che è l’essenza di ciò che siamo.
Il principio base del Nada Yoga, descritto nei testi vedici, consiste nella necessità dapprima di purificare la mente riportandola sotto il controllo del sé.
Ciò permette di entrare in contatto con le energie più profonde e qualora fossero bloccate (sintomo) di sbloccarle e trasformarle positivamente. Tutto questo avviene attraverso l’ utilizzo della vibrazione sonora e di particolari “formule” melodiche che favoriscono nel soggetto l’ ottimale armonioso funzionamento dei veri sistemi dell’ organismo.
 
Il potere del suono, i suoi effetti sulle emozioni e la sua forza terapeutica e spirituale erano fenomeni conosciuti e praticati da tutte le antiche civiltà, il che fa presupporre una origine comune di questa conoscenza.                                                                          
La cultura che più ha conservato i tesori di questa scienza del suono è senza dubbio quella Indiana. Gli esseri umani, nel corso della loro esistenza sulla Terra, si sono progressivamente allontanati dall'armonia che è all'origine della creazione. Ciò ha portato a rendere la condizione umana sempre più soggetta alla sofferenza e all'insicurezza e a dimenticare il vero senso dell' esperienza della vita. Per accedere all' armonia originaria della creazione, l'essere umano ha a sua disposizione il suono OM: il simbolo del suono creatore. Secondo le teorie Vediche se ci si mette in sintonia con esso intonandolo correttamente, si può allora esperire la condizione originale, quando tutto fu creato all'inizio del tempo. La pratica del suono OM dovrebbe produrre effetti sul piano mentale e su quello fisiologico, creare una condizione psicofisica favorevole all'introspezione, portare alla conoscenza di se stessi e a ritrovare la propria dimensione spirituale.
Nella visione indiana dell’universo, il cosmo è un tessuto di colori e di suoni, cromatico e sonoro. Il suono perché è una raffigurazione dell’ energia primordiale (insita nel Mantra Om), e il colore perché è la scomposizione e rifrazione della luce primigenia. E per questo motivo, spesso, la recitazione del Mantra viene associata alla visualizzazione di un colore.
Nelle tecniche di concentrazione, viene fissata la mente sugli Yantra, figure geometriche dal significato simbolico, intersecate su un punto, cerchio, triangolo e quadrato, e sui Mandala, schemi geometrici raffiguranti, come i primi, la trama di luce e colore dell’ universo e, inoltre abitati da raffigurazioni di immagini sacre.
La vibrazione che percorre entrambi, è il Nada, suono intrinseco che è l’ essenza rivelata dal Mantra.
Dice Sri Vemu Mukunda, noto maestro e musicista di Nada Yoga e Mantra Yoga : “ Per purificare la mente ( Chitta Suddhi), i Saggi donarono al mondo un suono primordiale, l’ AUM. La sua efficacia risultò così profonda che si incominciò a recitarlo prima di ogni attività mistica, Yantrica (diagramma), tantrica (rituale) e mantrica (suono), in cui la pulizia interiore ed esteriore è di massima importanza. Le Upanishad, i Veda e gli altri testi sacri indiani definirono simbolicamente l’ AUM (pronunciato Om), come un suono di tre lettere ( A-U-M ), che si spostano dal Brahma Granthi, passano per il Vishnu Granthi e si fermano al Rudra Granthi ( i tre Chakra dell’ombelico, del cuore e del terzo occhio). Questi testi sostengono che l’ Om è integrato a tutti gli alfabeti ( Akshara) e a tutte le “Shruti”. Esso è il suono primordiale , che ha in sé il cosmo e l’origine di tutta la creazione.
Se lo analizziamo da vicino, esso inizia nel Manipura Chakra, attraversa le 22 “Shruti”, le note musicali dell’ottava di mezzo, e termina nell’Ajna Chakra. La A è situata nel Manipura Chakra, la tonica inferiore; la U è la quinta perfetta di Anahata e la M è la tonica superiore di Ajna Chakra. Se l’Om viene recitato correttamente, inizia dalla tonica inferiore, sale verso l’alto mentre aumenta di frequenza e raggiunge la tonica superiore (frequenza1/2).
“Quando si canta la A e la coscienza è all’ombelico, la mente si calma. Il canto della U, nell’Anahata, porta lucidità e gioia. La M,
con la consapevolezza in Ajna, dona beatitudine alla mente”.
Per riassumere, il Mantra Om ingloba la sfera sensibile e fenomenica, la sfera mentale, la sfera coscienziale profonda e lo stato della supermente o Coscienza Pura (riferimento bibliografico: “Mantra e Nada Yoga” di Rosanna Rizzi).
 
In India quindi esiste tutto l'impianto teorico musicale, codificato da secoli, riguardante l'uso di suoni, melodie e ritmi collegati a stagioni, orari, stati fisici e psichici e a tutte le circostanze della vita dell'uomo e della natura e la pratica musicale è saldamente fissata su questo sistema.
Il metodo terapeutico del maestro Vemu Mukundautilizza il suono come fenomeno vibratorio che può agire direttamente su specifici punti del corpo. Questi punti sono collegati a stati emozionali con i relativi blocchi energetici, quindi il suono utilizzato con attenzione può indurre modificazioni sia psichiche sia fisiche nella direzione desiderata sciogliendo questi blocchi per indurre uno stato finale di equilibrio.
 
 
 Origini e caratteristiche della musica classica indiana :
Le radici di quella che oggi viene chiamata Musica Classica Indiana si ritrovano nel Sama Veda e in altri testi di epoche più recenti dedicati agli aspetti tecnici della musica.La musica in India è stata per lungo tempo utilizzata per lo sviluppo della mente e del corpo. Nella cultura indiana si ritiene che l'influenza della musica inizi già allo stato fetale e continui durante tutta l'esistenza, fino alla morte. Ascoltare la musica, cantare oppure suonare uno strumento, preparano tanto il corpo quanto la mente ad affrontare le difficoltà della vita e infine a comprendere e ad accettare la morte con dignità.                                                                                             
Nella tradizione indiana arte e religione sono strettamente legate, i musicisti pensano che nell’atto di suonare riescano a raggiungere la salvezza; gli artisti vengono considerati “santi”, ed era nei templi antichi che essi imparavano le doti del comporre e del suonare.
La musica di questa civiltà è, fin dall’antichità, divisa in due tipi :
 Margi Sangit, la musica per la salvezza, considerata immutabile.
Deshi Sangit, la musica per il popolo.
Sono sorti più tardi due sottoinsiemi musicali, aventi un origine comune :
1)   Quello Indostano, che rappresenta la tradizione della regione indo-ariana (il nord ovest della penisola), divisa ulteriormente in Dhrup, che ebbe una grandissima influenza fino al XV secolo quando fu affiancato dal Kheyal più leggero e brillante, nato dalla fusione tra musica indiana e cultura islamica.
2)   Quello Carnatico (cui fa riferimento il Nada Yoga), diffuso soprattutto nell’India peninsulare.
 
Nella tradizione musicale indiana le melodie (i Raga) possono provocare emozioni diverse, reazioni fisiologiche, agire sui fenomeni atmosferici; sono inoltre prescritte per determinate stagioni o differenti periodi del giorno o della notte.
Il "Raga" è la forma più importante dell' intero sistema musicale indiano, si articola in una successione di note, dove ogni intervallo presenta una peculiarità che, stabilita dalla tradizione, viene interpretata dal musicista secondo il proprio stato d'animo al momento dell' esecuzione. L' astrazione e la spontaneità classificano ogni "Raga" in una particolare categoria emotiva; il "Raga", concetto cosmico ed universale è, come tale, abbinato agli aspetti più vari della vita umana: descrive uno stato d'animo, un colore, una stagione, un' ora del giorno o della notte. Sfugge per questo ad ogni tentativo d' inquadramento e lo si ascolta come una fresca ed irripetibile esperienza musicale.                                       L' esecuzione di un "Raga", espressione di un modo di sentire e di pensare, richiede una concentrazione ed una meditazione sulla natura del Raga stesso, terreno su cui ed in cui l' esecutore e l'ascoltatore trovano il loro punto d' incontro.                             Infatti il termine "Raga" proviene dalla radice sanscrita "ranj" che vuol dire "colorare", colore che nella tradizione indù è la risposta dell' anima alle emozioni. Infatti, il "Raga" ha la funzione di creare uno specifico stato d' animo.
L’educazione musicale in India mira, inizialmente, a far apprendere all’allievo delle tecniche per il proprio orientamento interiore e successivamente all’ acquisizione della tecnica musicale specifica, che verrà da sé; al contrario di quanto avviene in Europa.
Nella musica orientale l’interprete ed il creatore sono la stessa persona, la cui bravura viene valutata in base alla sua capacità di improvvisare, senza però evadere dallo schema melodico del Raga.
Le particolarità della musica in breve sono :
Il ripetersi nel Raga della nota principale (tonica) assieme ad altre due note dominanti (Vadi e Samhadi).
Utilizzare frequentemente melismi e fioriture.
Impiegare i quarti e gli ottavi di tono (aggiunta di suoni intermedi tra toni e semitoni).
Assenza di modulazioni tra Raga e Raga, perché ognuno di essi produce una propria atmosfera.
La presenza di un enorme varietà di ritmi con simmetrie e asimmetrie eseguite dalle percussioni (Tala).
La struttura di un gruppo musicale è comune alle tradizioni: in aggiunta ad un ostinato (generalmente viene eseguito dal Tampura) vi sono tre ruoli distinti ed indipendenti, che vengono suonati da altrettante diverse classi di strumenti.
La parte ritmica è affidata a vari tipi di tamburi, quella melodica è assegnata ad un cantante, ad un cordofono o ad uno strumento ad ancia. Si utilizzano anche idrofoni o i battiti delle mani per rendere più chiaro il ciclo ritmico (ruolo metrico).
  
 
LE NOTE DEL SISTEMA MUSICALE DEL SUD INDIA :
 
Le note in India vengono chiamate SVARA, dalla radice SUR “risuonare” (ciò che risuona) e dalla radice RANJ “risplendere” (ciò che risplende di per sé stesso) di qui la natura “indipendente” dello SVARA che stabilisce relazioni con gli altri “individui” presenti nell’ottava (vedi bibliografia Perinu : LA MUSICA INDIANA) e sono rappresentate ognuna da una sillaba mantrica che direziona una determinata energia all’ interno del corpo.
 
 NOTA                                    ENERGIA
   Sa                                            Dietro i denti
                                                      In gola
                                                  Verso l’ombelico
                                                                                     
 
NOTA                                    ENERGIA
 Ri                                       Verso il cervello
 
   Ga                                       Dietro la schiena
                                               Verso il bacino                  
 
   Ma                                        Verso l’alto
 
Pa                                           Verso l’esterno
 
 Dha                                      Esplosiva al cuore
 
 Ni                                        A fianco degli occhi
 
 
 
 
 
Le note inoltre in base all’ intervallo che rappresentano esprimono un determinato stato d’animo :
 
NOTA                                   STATO D’ANIMO
 
Do                                            Pace, calma
 
Re                                            Meraviglia, positività
 
Mi                                           Potere identità
 
Fa                                           Amore, compassione
 
Sol                                            Gioia, comunicazione
 
La                                         Coraggio, visione superiore
 
Si                                            Coscienza universale
 
 
Gli Svara risultano poi formati da unità minori dette SRUTI (22) da SRU = udire, che sono anch’essi in rapporto con lo Svara o
l’ intera “scala” da un punto di vista emotivo.
 
Secondo la classificazione carnatica, cui si riferisce il Nada Yoga, esistono 72 Raga base.
 
 
Il Mantra consiste nella ripetizione di antichissime parole in lingua Sanscrita legate alle divinità. E’ associato a ciò che illumina e protegge il pensiero. E’ in pratica una formula sonora che fa scaturire un certo tipo di energia.
Il termine Mantra deriva da due radici sanscrite, Man, che è correlato al pensare e alla creatura pensante che è l'uomo, e Tra, che significa "strumento".
L’arte di recitare un Mantra correttamente consiste nel praticare consapevolmente il suo significato intrinseco. E’ il focalizzarsi sul "sentire" che nasce dal cuore facendolo ascendere verso la Supercoscienza.
Se il Mantra viene ripetuto su di un Raga (= Japa cantato), l’effetto energetico sarà quindi duplice : da un lato il Mantra agirà tramite la sua propria energia, e dall’altro il Raga attiverà, attraverso gli intervalli di cui è composto, determinate atmosfere emozionali.
 
 
INDIVIDUAZIONE DELLA TONICA PERSONALE
 
L’individuazione della tonica personale può essere rilevata con vari metodi e, come da citazione bibliografica “Il suono interiore” di Sommovigo, secondo Sri Vemu Mukunda, che preferisce chiamare la nota personale con il nome di tonica oppure Ground Tone, il luogo di nascita, la famiglia, gli studi, gli interessi personali, le amicizie, la scoperta dell’amore, il lavoro, la religiosità o spiritualità, sono elementi che contribuiscono alla formazione e all’attribuzione della nota.
Il maestro sostiene che ogni essere vivente ed ogni luogo abbiano una tonica e che il trovarci a nostro agio in una città piuttosto che in un’ altra dipenda dalla compatibilità con le energie del luogo.
Anche altri ricercatori, ad esempio il musicista americano Randall Mc. Clellan, parlano dell’esistenza di una vibrazione personale e della possibilità di utilizzarla in modo terapeutico e spirituale.
Il corpo umano è racchiuso in tre ottave, per cui ogni persona, sentendo la propria nota emessa a diverse altezze, la farà risuonare a partire dagli alluci per risalire all’ ombelico, all’occhio spirituale infine alla fontanella.
Cerchiamo di approfondire il discorso delle 12 note e di conseguenza delle 12 tipologie :  
                                                              
  
Lo strumento scelto per la rilevazione della tonica è un buon e affidabile strumento tecnico e rilevatore, che attraverso un computer, praticamente rileva le frequenze dalla voce e quindi da lì si può stabilire a quale corrispondente nota appartengono.
Per essere sicuri della validità del rilevamento si può emettere il suono in varie ore della giornata ed in momenti diversi dando la precedenza a quelli dopo una meditazione o un periodo di silenzio e tranquillità.
Una volta individuata la tonica, facendo riferimento agli insegnamenti del maestro Mukunda, si possono leggere degli stati d’animo di base che il soggetto tenderà ad avere.
Come esempio potremmo dire che se una persona scopre di avere come tonica il FA# all’ombelico, avrà di conseguenza un DO# al cuore e ancora FA# all’occhio spirituale.
A proposito di questo, Mukunda dice che è una nota ricca di armonia e dinamicità. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, avere come nota base una nota così creativa è abbastanza frequente; da qui il desiderio, comune a molti FA#, di “lasciare un segno che rimanga”. Inoltre, per i FA# è molto importante avere un proprio spazio.
Nel cuore vi è DO#, anch’esso dinamico e armonico. Queste persone ameranno stare all’aria aperta ed immersi nel verde, sia da sole che in compagnia.
La spiritualità dell’ ultimo FA#, la nota più acuta, può essere fatta propria solo con un accurato convincimento.
Il fine, per l’ evoluzione dei FA#, sarebbe quello di esprimere la dinamicità e la creatività della vita, combattendo spesso contro il proprio egoismo.
 
Per ultimo si può lavorare su dei Raga specifici cantandoli con altrettanti specifici Mantra partendo dalla propria tonica, per conseguire determinati effetti interiori.
Cito come esempio l’importantissimo Raga Mohana ( derivato dal n. 29, senza MA e NI con note fondamentali di Ga e Dha ) cantato col Mantra OM AIM NAMAH SHIVAJA che è quel modello di energia che distrugge le nostre qualità negative. Questo Mantra è particolarmente indicato per coloro che hanno una natura ascetica. La danza di Shiva si riferisce al movimento della materia, quando Shiva interrompe la danza, l’illusione della materia svanisce.
AIM corrisponde alla Dea Sarasvati che è uno dei fiumi sacri dell’India e viene sovente menzionato nei RG Veda.
Esso viene mitologicamente associato alla Dea dell’eloquenza, del sapere e della saggezza. Sarasvati è la sposa di Manu, è la madre dei Veda, è una delle figlie di Brahman.
Pronunciando la sillaba sacra “AIM”, si evoca l’immagine della Dea Sarasvati ed i suoi attributi.
 
        
Ci tengo citare anche un grande conoscitore di Raga che è Alain Danielou che dice : “ Il Raga Mohana è quello del movimento cosmico; armonia, contentezza nella cupa notte opprimente, la gioia del santo distacco – NI (si) è il piacere fisico, MA (fa) è amore; l’assenza di NI e MA significa non attaccamento. Mi+ (GA) significa fiducia, autorealizzazione nella dolce notte, è la base di una certa espressione.”
La sequenza delle note è : SA RI GA PA DHA SA .
Sempre Danielou in riferimento agli intervalli che compongono il Raga riporta la seguente tabella :
1)   SA – Tonica
2)   RI – Esprime fiducia, stabilità, accresce la bellezza del mi+ (ga)
3)      GA – Risveglio, piacere, soddisfazione
4)   MA – E’ amore : niente MA è non attaccamento
5)   PA – Pienezza di vita, perfezione, abbondanza (aumenta la            
                 bellezza del LA+ (DHA+)
6)   DHA – Allegro, affascinante,soddisfatto
7)   NI – E’ piacere fisico, la sua assenza rivela distacco
 
Il Raga Mohana procura forza e vitalità, innesca un processo di attivazione energetica dando un impulso verso l’esterno, ottimo per chi ha un basso tenore energetico, per chi è indeciso, per chi ha difficoltà a imporsi o per chi è timido.
Riporto qui di seguito un pattner della sua linea melodica :
 
 

Chi desiderasse avvicinarsi al Nada Yoga, rilevare la propria tonica di base, oppure ricevere dei C.D. di Nada Yoga a scopo terapeutico può fare riferimento all’indirizzo di posta elettronica:
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